DECESSO LAVORATORE

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Guida decesso lavoratore  della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro

Le cause di estinzione del rapporto di lavoro subordinato, come noto, possono essere molteplici, possiamo distinguere le seguenti cause di cessazione:

  • per volontà del datore di lavoro (licenziamento);
  • per volontà del lavoratore (dimissioni);
  • per comune accordo (risoluzione consensuale)
  • per cause estranee dalla volontà delle parti (impossibilità sopravvenuta, forza maggiore etc.)

Tra le ipotesi di estinzione di estinzione per forza maggiore, dobbiamo annoverarne un’altra, ovvero l’estinzione legale per morte del lavoratore.

La disciplina legale dell’estinzione del rapporto di lavoro è contenuta nel libro V del codice civile; nel quale si annovera anche il caso del decesso del lavoratore.
La morte del lavoratore estingue il rapporto di lavoro per causa di forza maggiore, ma allo stesso tempo consente il subentrare dei familiari nei rapporti economici conseguenti dalla risoluzione del rapporto stesso.

Al momento del decesso del lavoratore ci si trova in dubbio su come distinguere le somme da erogare e su quale sia il metodo da adottare per la liquidazione.

 L’art. 2122 codice civile recita: In caso di morte del prestatore di lavoro, le indennità indicate negli articoli 2118 (indennità sostitutiva del preavviso) e 2120 (TFR) devono essere corrisposte al coniuge, ai figli e, se vivevano a carico del prestatore di lavoro, ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo grado. La ripartizione delle indennità, se non vi è accordo tra gli aventi diritto, deve farsi secondo il bisogno di ciascuno. In mancanza delle persone indicate nel primo comma, le indennità sono attribuite secondo le norme della successione legittima. Il prestatore di lavoro può disporre mediante testamento delle indennità sopra citate, in mancanza delle persone indicate al comma 1.

Il disposto normativo appena richiamato, chiarisce e distingue le modalità di ripartizione delle somme maturate dal de cuius.

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Incentivi all’occupazione 2017 – GUIDA ANPAL Aggiornamento

Pubblicata la guida dall’ANPAL sugli incentivi spettanti per l’occupazione aggiornata al 1° luglio 2017.

Gli incentivi all’occupazione sono i benefici normativi o economici riconosciuti a:

  • datori di lavoro per l’assunzione di specifiche categorie di persone
  • determinate tipologie di soggetti per l’avvio di una nuova impresa.

Essi rappresentano dunque un contributo pubblico al costo del lavoro, per la parte a carico del datore di lavoro. In alcuni casi, tale contributo può anche ricoprire l’intero costo del lavoro, per un periodo di tempo limitato.

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Licenziamento “per profitto”: il punto della giurisprudenza

30 agosto 2017di Edoardo Frigerio Scarica in PDF
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La più recente giurisprudenza di legittimità ha, con orientamento che si è consolidato negli ultimi mesi, stabilito che non occorre una situazione di crisi o difficoltà economica dell’impresa per procedere a un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ma che si può licenziare anche per migliorare l’organizzazione o la reddittività dell’impresa, quindi anche “per profitto”. Liberalizzazione, quindi, del licenziamento per motivi economici? Non è proprio esattamente così, come si rileva in alcune recenti sentenze di merito che denotano l’esistenza di vincoli ancora piuttosto rigidi in caso di licenziamento per gmo.

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Niente reverse charge per la verifica degli impianti di messa a terra

Niente reverse charge per la verifica degli impianti di messa a terra

Con la risoluzione 111 dell’11.08.2017, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che non è soggetta al meccanismo dell’inversione contabile l’attività di verifica degli impianti di messa a terra presso attività pubbliche o private da parte di soggetti abilitati dal Ministero delle attività produttive ai sensi del d.p.r. n. 462 del 2001.

A partire dal 1/01/2015, la legge di stabilità 2015 ha previsto l’estensione del meccanismo dell’inversione contabile ad una serie di prestazione di servizio riferite ad edifici, che si affiancano alle fattispecie già previsto in precedenza. Nello specifico, il reverse charge è stato esteso  alle “prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici”

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L’Assegno Nucleo Familiare: quanto spetta e a chi.

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Pubblicate dall’Inps le nuove tabelle per la corresponsione dell’Assegno Nucleo Familiare (ANF) da valere per il periodo dal 1° luglio 2017 al 30 giugno 2018 (circolare Inps n.87/17).

L’ANF costituisce un sostegno per le famiglie dei lavoratori dipendenti e dei pensionati da lavoro dipendente, i cui nuclei familiari siano composti da più persone e che abbiano redditi inferiori a quelli determinati ogni anno dalla Legge.

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Split payment: elenchi definitivi dei soggetti destinatari per il 2017

Risultati immagini per split paymentPubblicati dal MEF gli elenchi definitivi per l’anno 2017 dei soggetti tenuti all’applicazione del meccanismo della scissione dei pagamenti (split payment)

Alla luce delle osservazioni pervenute a seguito della pubblicazione del Decreto del 13 luglio 2017, con il quale il MEF ha precisato che le pubbliche amministrazioni interessate dalla scissione dei pagamenti (meccanismo in base al quale le Pa, anche se non rivestono la qualità di soggetto passivo Iva, devono versare direttamente all’erario l’imposta che è stata addebitata loro dai fornitori, pagando a questi ultimi il solo corrispettivo per la fornitura/prestazione) sono le stesse cui si applicano le disposizioni in materia di fatturazione elettronica obbligatoria, con Comunicato del 26 luglio il Ministero ha reso noti gli elenchi definitivi per l’anno 2017 dei soggetti tenuti all’applicazione dello split payment.

Nel comunicato viene precisato che il Dipartimento delle finanze non provvede alla pubblicazione dell’elenco delle pubbliche amministrazioni tenute ad applicare la normativa sulla scissione dei pagamenti, dato che il decreto del Mef del 13 luglio 2017, che ha modificato l’articolo 5-bis del decreto del 23 gennaio 2015 (introdotto dal decreto del 27 giugno 2017), ha stabilito che detta normativa si applica alle amministrazioni destinatarie della disciplina sulla fatturazione elettronica obbligatoria di cui all’articolo 1, commi da 209 a 214, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

Pertanto per un elenco delle pubbliche amministrazioni occorre fare riferimento all’elenco (cd. elenco IPA) pubblicato sul sito dell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (www.indicepa.gov.it); nell’utilizzo di detto elenco non vanno considerati i soggetti classificati nella categoria dei “Gestori di pubblici servizi”, in quanto si tratta di soggetti che non rientrano nell’ambito della citata disciplina sulla fatturazione elettronica obbligatoria di cui all’articolo 1, comma 209, della legge n. 244/2007. Continua a leggere

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Possibile rientrare al lavoro prima della fine della malattia ?

Per il rientro anticipato dalla malattia serve il certificato medico di rettifica: solo in questo modo il datore può riammettere sul posto il dipendente guarito.

Immaginiamo che un dipendente, assente dal lavoro per malattia regolarmente attestata dal certificato medico, ritenga di essere guarito prima del termine di scadenza del certificato stesso e, pertanto, voglia tornare al lavoro. Lo può fare? Quale procedura deve seguire per il rientro anticipato al lavoro? La questione è stata affrontata da un messaggio dell’Inps [1] che ha regolato proprio l’ipotesi in questione.

Secondo quanto chiarito dall’Istituto di previdenza, il dipendente assente dal lavoro perché coperto da un regolare certificato medico ancora in corso di validità può riprendere il servizio in anticipo, ossia prima della data di fine malattia indicata dal medico sul certificato. Tuttavia, a tal fine, deve munirsi di un «certificato medico di rettifica» dell’originaria prognosi. Tale certificato serve ad attestare l’intervenuta guarigione e, in un certo senso, anche ad esonerare il datore di lavoro da eventuali rischi connessi alla riammissione sul posto di un dipendente con eventuali strascichi della malattia. Ma procediamo con ordine.

Per tornare al lavoro c’è bisogno di un certificato di fine malattia?

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Sono arrivati i nuovi voucher: la guida

Sono arrivati i nuovi voucher:

Libretto Famiglia da utilizzare per i lavori domestici e Prest.O. per i lavori occasionali nell’ambito delle mini imprese.

La legge introduce varie novità e tra queste ci sono almeno 5 cose che occorre assolutamente sapere.

Scopri quali sono scaricando la nuova Guida Tascabile realizzata dalla Società  Edotto

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Lavoro accessorio: nuova disciplina delle prestazioni occasionali

Aggiornamento 11/07/2017

Dal 23 giugno 2017 è in vigore la normativa sulle prestazioni di lavoro occasionali, che prendono il posto dell’abrogato lavoro accessorio.(ex voucher o buoni lavoro)
La disciplina differisce a seconda che l’utilizzo avvenga nell’ambito dello svolgimento di un’attività professionale o di impresa, oppure da parte di una persona fisica. Nel primo caso, viene posto in essere un contratto di prestazione occasionale; nel secondo, si utilizza il c.d. “libretto famiglia”.
Esistono, inoltre, delle particolarità per il settore agricolo.

Il rapporto tra datore di lavoro (d’ora in poi: utilizzatore) e lavoratore (d’ora in poi: prestatore) viene avviato e gestito tramite una piattaforma informatica INPS.

Contratto di prestazione occasionale

1. Generalità dei settori.
Possono stipulare il contratto di prestazione occasionale gli utilizzatori (professionisti, lavoratori autonomi, imprenditori, associazioni, fondazioni e altri enti di natura privata) che hanno fino a 5 dipendenti a tempo indeterminato.
Il ricorso alla prestazione occasionale è escluso:
– quando l’utilizzatore ha in corso o ha cessato da meno di 6 mesi, con il medesimo lavoratore, un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa;
– nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi;
– per le imprese dell’edilizia e di settori affini, esercenti l’attività di escavazione o lavorazione di materiale lapideo, del settore delle miniere, cave e torbiere.
Si deve trattare di prestazioni di lavoro occasionali o saltuarie di ridotta entità, entro i limiti di importo indicati in tabella.

Limiti di reddito (1)
Prestatore Con un solo utilizzatore Con più utilizzatori
€ 2.500 complessivi (2) € 5.000 complessivi
Utilizzatore Con un solo prestatore Con più prestatori
€ 2.500 complessivi (2) € 5.000 complessivi (3)
(1) Riferiti all’anno civile di svolgimento della prestazione lavorativa. Gli importi sono riferiti ai compensi percepiti dal prestatore, al netto di contributi, premi e costi di gestione.
(2) In caso di superamento, il relativo rapporto si trasforma in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato.
(3) Sono computati in misura pari al 75% del loro effettivo importo, i compensi corrisposti a: titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità; giovani con meno di 25 anni di età, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico o l’università; disoccupati; percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di inclusione (REI) o di altre prestazioni di sostegno del reddito.

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Ferie e malattia, pubblico e privato a confronto

Normativa e prassi in materia di ferie e permessi retribuiti; analisi comparata nel pubblico e nel privato.

 

Ecco una panoramica su ferie e permessi retribuiti in Italia, comparandoli con quelli in ambito pubblico e privato. Spettanti a tutti i lavoratori dipendenti, tali periodi vengono maturati nel corso dell’anno lavorativo. Il diritto al riposo settimanale e alle ferie annuali è sancito dall’articolo 36 comma 3 della Costituzione e regolato dall’articolo 2109 del Codice Civile e dal Dlgs 66/2003 e successive modificazioni, con l’obiettivo di garantire il rispetto delle esigenze psicofisiche e di salute dei lavoratori.

Durata ferie

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