La Regione Marche pubblica due avvisi a sostegno dell’occupazione Under e Over 30 per 11,8 milioni di Euro

     Il sostegno all’occupazione è una delle grandi priorità della Regione Marche che in occasione del 1° maggio, Festa dei Lavoratori,  pubblica altri due avvisi rivolti sia ai giovani che ai meno giovani.

L’Assessorato al Lavoro, alla Formazione e all’Istruzione ha aperto infatti  ieri mattina i bandi per:

  • 1.200 borse lavoro per l’occupazione degli over 30 e 300 aiuti alle assunzioni a favore dei datori di lavoro che assumono i borsisti (10mila euro per assunzioni a tempo indeterminato e 5 mila euro per quello a tempo  determinato) per un totale di 8.468.400 euro
  • 300 borse di ricerca per giovani laureati under 30 e 100 aiuti alle assunzioni per le imprese che li assumono (10 mila euro per assunzioni a tempo indeterminato e 5 mila euro per quello a tempo  determinato) per un totale di 3.343.600 euro.

Nuove misure che si aggiungono a quelle già varate per implementare e rafforzare le politiche per il lavoro messe in campo dalla giunta per un  totale di 779 milioni di euro a favore di investimenti per le imprese, aree di crisi, formazione professionale, politiche sociali, tirocini e borse lavoro, rivalutazione del piccolo commercio. A queste cifre si aggiungono poi 249 milioni di euro per i fondi straordinari del sisma per l’occupazione e 274 milioni dal Piano di sviluppo rurale per l’occupazione in agricoltura.

Si continua nelle azioni intraprese, sottolinea l’Assessorato al Lavoro, perché  stanno dando i loro frutti come risulta anche dal Rapporto sull’occupazione in Italia della Fondazione OpenPolis, pubblicato qualche giorno fa, che mette a confronto anche le differenze regionali. Numeri alla mano, le Marche con un tasso del 69,4% di occupati si posizionano nella parte medio alta  della classifica dietro le Regione del Nord e superano nettamente sia la media italiana del  63%, che l’obiettivo del 67% fissato da Bruxelles per il 2020. Anche i NEET, giovani che non studiano e non lavorano sono diminuiti: nel 2013 erano oltre 45 mila a fine 2018, 36 mila.

In particolare gli ultimi due avvisi rispondono alle esigenze del borsista di inserirsi nel mercato del lavoro e a quelle delle imprese di reperire figure professionali coerenti con i propri fabbisogni.

BANDO OVER 30

L’avviso volto all’assegnazione di 1200 borse lavoro, si rivolge a disoccupati che abbiano compiuto 30 anni, residenti nella Regione Marche, in possesso del Patto di servizio personalizzato sottoscritto con il Centro per l’Impiego. Si tratta di un target di destinatari che si rivolge ai Centri per l’Impiego regionali e che soffre in modo significativo della crisi occupazionale
La borsa lavoro ha una durata di 6 mesi e prevede una indennità individuale di euro 700 lordi mensili che verrà liquidata al borsista dalla Regione Marche tramite l’INPS in soluzioni bimestrali. L’indennità di borsa si assimila fiscalmente al lavoro dipendente.
La domanda di partecipazione deve essere inoltrata dal disoccupato solo dopo aver individuato e concordato l’inserimento in borsa con una struttura ospitante.
Possono essere Strutture ospitanti: datori di lavoro privati imprese o organizzazioni senza fini di lucro, studi professionali ecc. La struttura ospitante deve possedere i requisiti previsti dall’Avviso, e sostenere i costi della copertura l’INAIL contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, e quelli della copertura assicurativa RCT (responsabilità civile verso terzi).
Le domande di borsa lavoro dovranno essere presentate con le modalità previste dall’Avviso, nel sistema Siform http://siform.regione.marche.it selezionando il codice bando sulla base della propria residenza. L’Avviso si articola per, “Codici Bando”, corrispondenti ai cinque territori provinciali della Regione, ad ogni territorio è stato assegnato un numero di borse calcolato tenendo conto della “popolazione attiva residente” e“ persone in cerca di occupazione”.

Info: http://www.regione.marche.it/Regione-Utile/Lavoro-e-Formazione-professionale/News-ed-Eventi/Post/49646

BANDO UNDER 30

L’intervento si pone anche l’obiettivo di contrastare l’emigrazione dal territorio regionale di giovani laureati, valorizzandone e favorendone la permanenza.
L’avviso volto all’assegnazione di 300 borse di ricerca è riservato ai giovani laureati che non abbiano compiuto 30 anni, residenti nella Regione Marche, disoccupati e in possesso del Patto di servizio personalizzato sottoscritto con il Centro per l’Impiego.
Lo svolgimento della Borsa di ricerca permette al giovane di sperimentare un’esperienza lavorativa, guidata da un progetto formativo innovativo e di acquisire competenze tecnico professionali pratiche volte ad aumentarne le possibilità occupazionali.
La borsa di ricerca avrà una durata di 6 mesi e prevede una indennità individuale di 800 euro lordi mensili che verrà liquidata al borsista dalla Regione Marche tramite l’Inps in soluzioni bimestrali.
La domanda deve essere inoltrata dal giovane disoccupato, solo dopo aver individuato e concordato l’inserimento in borsa con una struttura ospitante.
Possono essere Strutture ospitanti: datori di lavoro privati imprese o organizzazioni senza fini di lucro, studi professionali ecc. La struttura ospitante dovrà sostenere i costi della copertura l’INAIL contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, e quelli della copertura assicurativa RCT (responsabilità civile verso terzi).
Le domande di borsa di ricerca dovranno essere presentate nel sistema Siform http://siform.regione.marche.it selezionando il codice bando BORSERIC_19_20.
Info http://www.regione.marche.it/Regione-Utile/Lavoro-e-Formazione-professionale/News-ed-Eventi/Post/49647

PER ENTRAMBI GLI AVVISI
Per accedere al sistema, Siform 2, l’aspirante borsista deve disporre di apposite credenziali di tipo “forte”, ovvero di credenziali nominative rilasciate previo riconoscimento di persona con documento di identità.
Si evidenzia che il Pin Cohesion per l’accesso, al Siform 2 viene rilasciato anche dai Centri per l’impiego.
Le domande potranno essere presentate  decorso il 10° giorno di calendario dalla pubblicazione sul BURM dell’Avviso,  fino ad esaurimento delle risorse e non oltre il 31/12/2020

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Welfare aziendale, affidati a un Consulente del lavoro

Lavoratori più felici, imprese più competitive, economia in crescita. Il welfare aziendale ha grandi potenzialità di sviluppo, ricoprendo un ruolo di primo piano accanto al welfare pubblico e i 26 mila Consulenti del Lavoro iscritti all’Ordine, che assistono un milione e mezzo di imprese, possono svolgere una funzione importante nella promozione e attivazione di piani di welfare per favorire il benessere aziendale.

Per far conoscere le opportunità del welfare aziendale e gli aspetti normativi e sociali che ruotano attorno a questa misura, rendendola accessibile anche alle piccole e medie imprese con cui ogni giorno si confrontano i Consulenti del Lavoro, Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha messo in campo numerose iniziative.

L’ultima, in ordine temporale, è “Il Manuale del Welfare per il Consulente del Lavoro”, edito da TeleConsul Editore e realizzato con il contributo di esperti della materia. La pubblicazione, con la puntuale spiegazione delle norme vigenti ed esempi concreti, accresce le competenze dei Consulenti del Lavoro, illustrando loro tutte le possibilità per far incontrare le esigenze e la soddisfazione dei lavoratori con i traguardi di rendimento delle aziende.

Tra i servizi, inoltre, già a disposizione dei Consulenti del Lavoro e delle loro aziende-clienti c’è la piattaforma digitale dedicata al welfare aziendale, accessibile dal sito di categoria a seguito dall’accordo stipulato nel 2017 tra Fondazione Studi e la società francese Sodexo, che consente di creare e gestire programmi di welfare personalizzati in base alle esigenze delle imprese che, con l’aiuto di un Consulente del Lavoro, possono scegliere tra diversi servizi a loro dedicati, tra cui buoni pasto, ticket per acquisti e abbonamenti, buoni carburante etc.

Il welfare aziendale, dunque, rappresenta un tema centrale per la crescita professionale dei Consulenti del Lavoro e troverà ampi spazi di approfondimento anche nella nuova stagione di Talk Lavoro, il programma in onda dal mese di maggio sulla web tv di Categoria e al Festival del Lavoro 2019, la manifestazione che prenderà il via a Milano dal 20 al 22 giugno 2019. Durante la tre giorni, professionisti, imprenditori e lavoratori potranno incontrare esperti e direttori del personale nei numerosi eventi che si svolgeranno in contemporanea negli spazi del centro congressi Mi.Co. per conoscere le opportunità del welfare e scambiarsi idee e soluzioni per essere sempre al passo con i tempi.

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Controlli leciti durante i permessi legge n.104/92

Risultati immagini per indagini controllo lavoratori

Sono leciti i controlli da parte del datore di lavoro, tramite agenzia investigativa privata, volti a verificare se il lavoratore che usufruisce dei permessi ai sensi della legge n.104/92 presti effettivamente assistenza al familiare per il quale sono stati concessi.

La Corte di cassazione, con la sentenza n. 4670/2019, ha dichiarato legittimo il licenziamento intimato al lavoratore che, durante i giorni di permesso legge n.104/92, aveva svolto attività di tipo personale presso esercizi commerciali ed altri luoghi diversi da quelli deputati all’assistenza.

A suo tempo, già la Corte territoriale aveva ritenuto legittimo il controllo finalizzato all’accertamento dell’utilizzo improprio dei permessi, in quanto lo stesso non riguardava l’adempimento della prestazione, essendo effettuato al di fuori dell’orario di lavoro ed in fase di sospensione dell’obbligazione principale di rendere tale prestazione. Riteneva, quindi, utilizzabili gli esiti dell’investigazione e anche le dichiarazioni testimoniali rese dagli investigatori che avevano effettuato i controlli.

La Cassazione, già in precedenti sentenze, aveva affermato che i controlli, demandati dal datore ad agenzie investigative, riguardanti l’attività lavorativa del prestatore svolta anche al di fuori dei locali aziendali, non sono preclusi, laddove non riguardino l’adempimento della prestazione lavorativa, ma siano finalizzati a verificare comportamenti che possano configurare ipotesi penalmente rilevanti, od integrare attività fraudolente, fonti di danno per il datore medesimo.

Un punto particolarmente importante sul quale si è espressa la Cassazione, è stato affermare che il comportamento tenuto dal datore non ha violato né il principio di buona fede né il divieto di cui all’ art. 4 della legge 300/1970 (Statuto dei Lavoratori). Il datore di lavoro, infatti, può decidere autonomamente come e quando compiere il controllo, anche occulto. Essendo il prestatore d’opera tenuto ad operare diligentemente per tutto il corso del rapporto di lavoro, è stato ritenuto legittimo tale controllo durante i periodi di sospensione del rapporto, al fine di consentire al datore stesso di prendere conoscenza di comportamenti del dipendente che, pur estranei allo svolgimento dell’attività lavorativa, siano rilevanti sotto il profilo del corretto adempimento delle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro. Info presso il nostro Studio di Consulenza del lavoro.

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RDC, attenzione a dichiarare la retribuzione

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Attenzione alla gestione delle variazioni delle situazioni occupazionali nel corso dell’erogazione del Reddito di cittadinanza. L‘INPS con la circolare n. 43/19, afferma che il reddito da lavoro dipendente sarà desunto dalle comunicazioni obbligatorie (Co).

Tale dato è già presente (ed obbligatorio) nelle Co, ma si riferisce ad una retribuzione lorda annua presunta, in quanto indicata dal datore all’atto dell’assunzione. In caso di variazione della condizione occupazionale, afferma la circolare, per l’avvio di un’attività di lavoro dipendente, da parte di uno o più componenti il nucleo familiare nel corso dell’erogazione del Rdc, il maggior reddito da lavoro concorre alla determinazione del beneficio nella misura dell’80%, a decorrere dal mese successivo a quello della variazione e fino a quando il maggior reddito non è recepito nell’ISEE.

L’avvio dell’attività e il reddito devono essere comunicati tramite il mod “Rdc/Pdc – Com Esteso”.

Il reddito è desunto dalle comunicazioni obbligatorie di assunzione effettuate dal datore, conseguentemente, a decorrere dal mese di aprile 2019 devono contenere l’informazione. Tuttavia, al fine di agevolare l’erogazione della prestazione, l’avvio dell’attività e il reddito devono essere comunicati con mod. “Rdc/Pdc – Com Esteso”, trasmesso all’INPS per il tramite dei CAF, entro 30 giorni dall’avvio dell’attività, pena la decadenza dal beneficio.

Se l’attività lavorativa dipendente, comunicata nella domanda di Rdc, o in corso di erogazione, si protragga nel corso dell’anno successivo, va compilato un nuovo mod. “Rdc/Pdc – Com Esteso”, entro il mese di gennaio del nuovo anno, fino a quando i redditi della predetta attività non siano valorizzati in ISEE.

Per quanto riguarda il compenso da indicare sulle Co di assunzione, il Ministero nel 2016 specificava: va inserito il compenso lordo annuo, nei rapporti di apprendistato il campo va compilato con il dato relativo al primo anno di contratto, mentre in caso di tirocinio va inserito il compenso totale previsto.

Lo stesso Ministero, in risposta ad un quesito dei Consulenti del lavoro (nota n.489/14), affermava che nell’ambito delle violazioni formali non sanzionabili rientrano anche quelle attinenti all’indicazione sulle Co, della “retribuzione/compenso” che sarà corrisposto al lavoratore e il valore potrà essere riportato in maniera indicativa.

Questo anche perché nella Co, è già richiesta l’indicazione del contratto collettivo applicato. Tutte le info presso il nostro Studio di Consulenza del lavoro.

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Regolarizzazione agevolata delle violazioni formali: le istruzioni dell’Agenzia entrate

Agenzia delle entrate stabilisce regole, modalità e tempistiche sulla regolarizzazione agevolata degli errori formali.

Con il provvedimento n. 62274/19, vengono emanate le istruzioni per la definizione agevolata introdotta dal Dl n. 119/18 per irregolarità, infrazioni e inosservanze di obblighi o adempimenti di natura formale. Si tratta delle violazioni formali commesse fino al 24 ottobre 2018 dal contribuente, dal sostituto d’imposta, dall’intermediario e da altro soggetto tenuto ad adempimenti fiscalmente rilevanti, anche solo di comunicazione di dati, che però non rilevino sulla determinazione della base imponibile e delle imposte, delle ritenute alla fonte, dei crediti d’imposta e sul relativo pagamento dei tributi.

Per tali violazioni sono competenti ad irrogare le relative sanzioni amministrative gli uffici dell’Agenzia stessa.

La regolarizzazione riguarda esclusivamente le violazioni che non incidono sulla determinazione della base imponibile, dell’imposta e sul versamento del tributo, ma possono comunque arrecare pregiudizio all’esercizio delle azioni di controllo. Di conseguenza, non rientra nell’ambito di applicazione della regolarizzazione l’omessa presentazione delle dichiarazioni in materia di imposte sui redditi, IRAP o IVA, in quanto l’omissione rileva ai fini della determinazione della base imponibile, anche qualora non dovesse risultare un’imposta dovuta.

La regolarizzazione si perfeziona mediante la rimozione di irregolarità od omissioni e il versamento di 200 euro per ciascuno dei periodi d’imposta cui si riferiscono le violazioni formali indicati nel modello F24.

Il contribuente può scegliere quali e quanti periodi d’imposta regolarizzare. La regolarizzazione di violazioni formali che non si riferiscono ad uno specifico periodo d’imposta (es. quelle relative alla comunicazione di dati da parte di soggetti diversi dal contribuente) deve fare riferimento all’anno solare in cui la violazione è stata commessa. In riferimento alla rimozione di irregolarità od omissioni, si tratta della regolarizzazione degli errori e delle omissioni, non incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo e non va effettuata quando non sia possibile, o necessaria avuto riguardo ai profili della violazione formale.

Il versamento può essere effettuato in due rate di pari importo, la prima entro il 31 maggio 2019 e la seconda entro il 2 marzo 2020 (o unica soluzione entro il 31 maggio).

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Troppo Facebook compromette la fiducia del datore

L’uso per un tempo significativo degli accessi ai social network durante l’orario di lavoro, potrebbe compromettere la fiducia del datore di lavoro fino a portare al licenziamento.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n.3133 del febbraio 2019, ha confermato la decisione della Corte d’Appello sulla legittimità del licenziamento impugnato dalla lavoratrice, impiegata amministrativa part time di uno studio medico, per aver effettuato, durante l’orario lavorativo sul pc dello studio, 6.000 accessi ai social (per durate a volte significative) in 18 mesi, di cui 4.500 circa a Facebook.

Le difese della lavoratrice vertevano sulla violazione delle regole sulla tutela della privacy e sulla natura ritorsiva del licenziamento, in quanto effettuato dopo la sua richiesta dei permessi ai sensi della legge n.104/92.

La Corte ha ritenuto che il datore di lavoro non avesse violato la riservatezza in quanto si era limitato a valorizzare il tempo utilizzato sui social, verificando la cronologia del proprio computer, senza addentrarsi sui contenuti delle visualizzazioni. Per il secondo motivo difensivo, già la Corte d’Appello aveva affermato che la condotta tenuta dalla ricorrente, per come emersa sulla base degli elementi acquisiti, integrasse la violazione degli obblighi di diligenza e di buona fede nell’espletamento della prestazione parte della lavoratrice. Veniva di fatto escluso che la decisione del datore di lavoro di chiudere il rapporto lavorativo fosse stata determinata, per contro, dalla presentazione della domanda ai sensi della legge n. 104/92 (permessi per cura a disabili), quale motivo esclusivo del recesso datoriale.

La dipendente, inoltre, non ha mai contestato i documenti contenenti la cronologia internet, dai quali poi è stata desunta la frequentazione della rete da parte sua, in orario di lavoro e per ragioni esclusivamente personali estranee alla prestazione lavorativa.

Il tipo di accesso a Facebook, infatti, necessitava di password e, quindi, non potevano esserci dubbi sul fatto che fosse la titolare dell’account ad averlo eseguito. Tutte le informazioni sono reperibili presso il nostro Studio.

 

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Reddito di cittadinanza: per ogni addetto del CPI 506 potenziali beneficiari

Sono circa 8.000 gli operatori dei 501 Centri per l’impiego italiani e, di questi, solo 4.981 (1.835 al Nord, 1.143 nel Centro Italia e 2.003 al Sud) sono specializzati e qualificati per gestire la presa in carico dei circa 2 milioni e cinquecentomila soggetti in età lavorativa e sotto la soglia di povertà che potrebbero beneficiare del reddito di cittadinanza.

In considerazione dell’attuale numero degli addetti dei Centri per l’impiego, ogni operatore dovrebbe pertanto prendere in carico, dopo il 6 marzo, circa 506 potenziali beneficiari del reddito di cittadinanza.

Questi alcuni dei dati messi in luce nel documento presentato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro nel corso dell’audizione del 5 febbraio scorso presso la XI Commissione lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato, sul Ddl n.1018/19 di conversione del Decreto Legge n.4/19 contenente le disposizioni per Quota 100 e reddito di cittadinanza.

Un decreto con il quale prendono forma i due punti cardine dell’azione di Governo. Indispensabile quindi introdurre una semplificazione della procedura, già sperimentata in altre misure di politica attiva, evitando la doppia sottoscrizione del Patto per il lavoro e del programma di ricerca intensiva alla ricollocazione (AdR) e prevedendo un meccanismo di presa in carico del soggetto percettore, da parte dell’operatore che accompagnerà il beneficiario al lavoro.

Inoltre, la creazione di un sistema in cui gli operatori pubblici lavorino in sinergia con le agenzie per il lavoro private che, dopo il d.lgs. n. 276/03, svolgono un ruolo essenziale nelle politiche attive.

Tra le altre criticità segnalate dai Consulenti del Lavoro nel corso dell’audizione, la sospensione dell’erogazione dell’assegno di ricollocazione ai soggetti beneficiari di NASpI da almeno 4 mesi fino al 2021, prevista dall’art. 9 c. 8 del Decreto Legge n. 4/19. Chi perde un posto di lavoro e non si trova nelle condizioni per poter beneficiare del reddito di cittadinanza, si vedrà privato di quell’unico strumento di politica attiva a livello nazionale, appunto l’AdR, in grado di supportarlo nella ricerca di una nuova occupazione. I Consulenti del Lavoro hanno chiesto in primis di ripristinare tale strumento e solo in subordine di sopperire a questo vuoto di tutela per tali soggetti con l’introduzione di un regime transitorio prima della sospensione.

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Reddito di cittadinanza, la guida completa: requisiti, importi e sanzioni  

 

Interessante riepilogo sulle nuove norme del reddito di cittadinanza di  Simone Micocci dal sito dal sito www.money.it

Reddito di cittadinanza: domande da marzo, assegni erogati il 27 aprile. Qui la guida completa con tutto quello che c’è da sapere su requisiti, calcolo dell’importo e sanzioni.

Il reddito di cittadinanza partirà da marzo 2019, con i primi assegni che arriveranno intorno al 27 aprile: è tutto pronto per la partenza di questa importante misura per il contrasto alla povertà, con il sito internet da cui fare domanda che dovrebbe essere pronto la prossima settimana.

Con la pubblicazione del decreto (che trovate in allegato in coda all’articolo) in Gazzetta Ufficiale, hanno avuto avvio le operazioni che porteranno alla nascita del reddito di cittadinanza: l’Anpal sta lavorando per far sì che 6.000 navigator vengano assunti il prima possibile, mentre Poste Italiane ha cominciato a stampare le carte elettroniche dove verrà erogato l’assegno.

Tuttavia, ad oggi non tutti hanno chiaro il funzionamento del reddito di cittadinanza e quando spetta; ecco perché abbiamo deciso di scrivere una guida completa su quello che è stato rinominato come RdC, per far chiarezza su requisiti, importi e sanzioni.

Partiamo col dire che questo consiste in un’integrazione del reddito familiare, un concetto fiscale introdotto apposta per questa misura di cui la definizione è contenuta nell’articolo 2 – comma VI – del decreto legge. La soglia massima di integrazione è di 780,00€ al mese per la persona che vive sola, mentre per le famiglie numerose si sale progressivamente (in base al parametro di scala di equivalenza).

Spetta sia agli italiani che agli stranieri, purché residenti in Italia per almeno 10 anni (di cui gli ultimi due in maniera continuativa); ci sono poi delle norme ad hoc per i disabili, mentre per gli Over 67 questo acquista il nome di pensione di cittadinanza.

Per mantenere il diritto al reddito di cittadinanza bisognerà rispettare quelle che Di Maio ha rinominato come le “norme anti-divano” con la sottoscrizione, a seconda dei casi, di un Patto per il lavoro, di un Patto per la formazione o di un Patto per l’inclusione sociale con il centro per l’impiego. Per chi non lo fa le sanzioni possono essere molto severe, mentre in caso di falsa dichiarazione si può andare persino in carcere.

Capire il funzionamento del reddito di cittadinanza, comunque, non è difficile: a tal proposito, di seguito trovate una guida contenente tutti i punti focali della misura con le relative spiegazioni. Per maggiori informazioni, invece, vi invitiamo a consultare le nostre guide specifiche sul RdC che trovate nella rubrica dedicata al reddito di cittadinanza.

REDDITO DI CITTADINANZA (RDC 2019)

  • Cos’è il reddito di cittadinanza?
  • Requisiti e beneficiari
  • Importi
  • Durata
  • Patto per il lavoro e per l’inclusione sociale
  • Richiesta
  • Sanzioni

Cos’è il reddito di cittadinanza? Continua a leggere

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LAVORO AGILE, LE NOVITÀ PER IL 2019

La legge di bilancio 2019 integra la recente disciplina del lavoro agile o smart working, introdotta nel nostro ordinamento dalla legge n. 81/17, nota anche come Jobs Act del Lavoro Autonomo, per favorire l’accesso a questa particolare modalità di lavoro da parte delle lavoratrici madri e dei genitori di soggetti con disabilità grave.

L’istituto del lavoro agile trova la propria ratio ispiratrice nell’obiettivo di aumentare la competitività delle aziende mediante l’incremento della produttività individuale e di agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Esso non configura una nuova tipologia contrattuale, ma una modalità alternativa di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato.

La prestazione lavorativa viene eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

Il lavoro agile deve essere stipulato con accordo scritto (concordando anche forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro).

L’aspetto più innovativo della disciplina del lavoro agile consiste proprio nello svincolare la prestazione lavorativa: da un luogo fisico, obbligatorio e collettivo, di svolgimento della prestazione lavorativa, costituito tradizionalmente dai locali aziendali; da un controllo diretto della prestazione da parte del datore di lavoro; dal rispetto di un orario di lavoro.

L’elemento caratterizzante è rappresentato dall’impiego delle nuove tecnologie informatiche, che consentono al lavoratore di eseguire la prestazione da remoto, interagendo con l’ambiente di lavoro (colleghi, clienti, fornitori, ecc.) mediante il computer, il tablet o lo smartphone.

Con la legge di bilancio 2019 si stabilisce che i datori che stipulano accordi per l’esecuzione della prestazione di lavoro in modalità agile sono tenuti in ogni caso a riconoscere priorità alle richieste di esecuzione del rapporto di lavoro in modalità agile formulate: dalle lavoratrici nei 3 anni successivi alla conclusione del periodo di congedo obbligatorio di maternità; dai lavoratori con figli in condizioni di disabilità grave, come individuati dalla L.104/92.

Qualora il lavoro agile sia oggetto di accordi collettivi, questi dovranno recepire la novità normativa, prevedendo specifici criteri di formazione delle graduatorie. Tutte le informazioni sono reperibili presso il nostro Studio di Consulenza del lavoro.

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Lavoro intermittente e straordinari

Non è possibile non applicare al lavoratore intermittente (cd a chiamata) la disciplina in materia di orario di lavoro, nel caso effettui lavoro straordinario. Il Ministero del lavoro ha risposto con l’interpello n.6/18 ad un quesito che riguardava l’ipotesi di superamento delle 40 ore settimanali, per un lavoratore a chiamata, con possibilità di erogare unicamente il controvalore per la prestazione svolta come se si trattasse di regime di orario ordinario di lavoro e non anche la maggiorazione per lavoro straordinario prevista dalla contrattazione collettiva.

Il Ministero, nel rispondere all’interpello, ha ricordato che il Dlgs n. 66/03 definisce lavoro straordinario quello prestato oltre il normale orario di lavoro pari a 40 ore settimanali, o altro definito dai contratti collettivi, senza prevedere una durata massima giornaliera dell’orario di lavoro. La stessa norma stabilisce che il ricorso a prestazioni di lavoro straordinario deve essere contenuto, con la possibilità per i contratti collettivi di regolamentare le modalità di esecuzione delle prestazioni di lavoro straordinario, fermi restando i limiti di durata massima settimanale dell’orario di lavoro.

E’ considerato orario di lavoro qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni. Tale disciplina, quindi, si applica a tutte le forme di lavoro subordinato.

Il lavoro a chiamata prevede che il trattamento economico del lavoratore sia regolato dal principio di proporzionalità, cioè deve essere determinato in base alla prestazione effettivamente eseguita e dal principio di non discriminazione. Lo stesso non deve ricevere, per i periodi lavorati, un trattamento economico e normativo complessivamente meno favorevole rispetto al lavoratore di pari livello. Nei suoi confronti, inoltre, trovano applicazione in misura “proporzionale” gli istituti normativi del lavoro subordinato (retribuzione globale, ferie, malattia e infortunio, congedo di maternità e parentale).

Pertanto, la facoltà concessa dalla legge al datore di attivare il contratto intermittente rispetto ad esigenze e tempi non predeterminabili, non consente di escludere l’applicazione delle disposizioni in materia di lavoro straordinario e delle relative maggiorazioni retributive, nel rispetto delle disposizioni del Dlgs n. 66/03 e di quanto eventualmente previsto dal contratto collettivo applicato. Tutte le informazioni sono reperibili preso il nostro Studio.

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