Collocamento disabili, attenzione alle nuove regole

Dal 1 gennaio 2018, chi ha alle proprie dipendenze almeno 15 lavoratori, dovrà assumere un disabile entro il 2 marzo. Sono, infatti, cambiate le regole che prevedevano l’obbligo di assunzione solo dopo la sedicesima assunzione.

Da quest’anno, quindi, è stato anticipato l’obbligo di assunzione del lavoratore disabile e dovrà essere contestuale al raggiungimento del limite di 15 dipendenti computabili, non essendoci più vincolo legato ad una nuova assunzione dopo il raggiungimento della suddetta soglia minima (15 dipendenti). Pertanto, i datori di lavoro pubblici e privati saranno tenuti ad avere alle loro dipendenze lavoratori appartenenti a categorie protette previste dall’art. 1 della Legge n. 68/99 nelle seguenti misure:

  • il 7% dei lavoratori occupati, se occupano più di 50 dipendenti (oltre all’ 1% riservato a vedove, orfani o profughi),
  • 2 lavoratori se occupano da 36 a 50 dipendenti
  • lavoratore se occupano da 15 a 35 dipendenti.

Le medesime disposizioni si applicano anche a partiti politici, organizzazioni sindacali e organizzazioni non lucrative. Considerando che sono le dimensioni aziendali legate al numero dei dipendenti in forza ad imporre o meno l’obbligo di assunzione tramite collocamento mirato, è importante verificare le modalità di computo, nonché alcuni casi di esclusione legati alla tipologia dell’attività esercitata, ritenuti particolarmente pericolosi e non adatti all’inserimento di persone disabili. Entro il 31 gennaio 2018, inoltre, il datore che al 31.12.17 occupa 15 o più lavoratori, è tenuto a presentare telematicamente al servizio provinciale competente un prospetto, dove andrà indicata la situazione occupazionale a tale data. La predisposizione e l’invio possono avvenire tramite gli intermediari abilitati (Consulenti del lavoro). Nel computo dei lavoratori che determineranno la quota di riserva vanno conteggiati tutti i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato.

Non sono computabili le seguenti categorie di lavoratori: a tempo determinato di durata fino a 6 mesi, stagionali, soci di cooperative di produzione e lavoro, dirigenti, in inserimento, in somministrazione, assunti per attività da svolgersi all’estero, impegnati in LSU, lavoratori a domicilio, che aderiscono al programma di emersione, apprendisti, assunti in sostituzione di altri dipendenti assenti aventi diritto alla conservazione del posto di lavoro, in telelavoro, intermittenti, part time computandoli per la quota di orario effettivamente svolto, assunti ai sensi della stessa Legge n. 68/99. Tutte le info presso il nostro Studio.

 

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NUOVE REGOLE PER I TIROCINI – REGIONE MARCHE – LA GIUNTA APPROVA LINEE GUIDA

 Comunicato stampa Giunta regionale Marche
NUOVE REGOLE PER I TIROCINI – LA GIUNTA APPROVA LE NUOVE  LINEE GUIDA

Delibera 1474 dell’11/12/2017

Sono 55.525 i tirocini avviati nelle Marche nell’ultimo quinquennio. I bandi avviati tra il 2014 e il 2015 ormai conclusi che forniscono perciò dati certi, evidenziano un tasso del 55 per cento di avviamento al lavoro presso la stessa azienda che ha attivato il tirocinio. Per proseguire in questo percorso virtuoso, la Giunta regionale ha approvato nel corso dell’ultima seduta le nuove linee guida sui tirocini di qualità. Il provvedimento riguarda i tirocini “extracurriculari”, ossia non compresi nell’ambito di un percorso formativo universitario, scolastico o di formazione professionale.

Destinatari sono disoccupati o a rischio disoccupazione, beneficiari di sostegno al reddito con rapporto di lavoro in essere, soggetti occupati ma in cerca di altra occupazione, disabili, soggetti svantaggiati. L’indennità di partecipazione varia tra i 400 e i 500 euro mensili (quest’ultimo importo se prevista un’attività pari almeno a 30 ore settimanali).

Sono soggetti promotori i centri per l’impiego, i servizi per l’impiego accreditati in base alla normativa regionale, gli istituti di istruzione universitaria statali o non, le istituzioni scolastiche statali e non, le fondazioni di istruzione tecnica superiore, le agenzie formative private accreditate dalla Regione Marche, i soggetti intermediari autorizzati dall’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro e l’Agenzia stessa.

I soggetti ospitanti il tirocinio sono imprese, fondazioni, associazioni, studi professionali, enti pubblici. Le linee guida regolano le condizioni di attivazione e attuazione del tirocinio, limiti numerici e primalità: più tirocinanti vengono assunti dal soggetto ospitante, maggiore è il numero di tirocini successivamente attivabili. Valorizzato, infine, il monitoraggio del progetto. “Nelle Marche siamo soddisfatti dei risultati fino ad ora ottenuti, che indicano che a monte dell’avvio della singola esperienza c’è un’efficace analisi delle esigenze reciproche. Anche dai bandi in corso di esecuzione ci attendiamo analoghi risultati” spiega l’assessore Loretta Bravi, che sottolinea che “il tirocinio è considerato dagli orientamenti nazionali ed europei strumento fondamentale per l’inserimento nel mercato del lavoro. Coniugando apprendimento e formazione, viene facilitata la transizione dallo studio, dalla disoccupazione o dall’inattività, al mercato del lavoro.

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Assumere con l’esonero contributivo

Risultati immagini per esonero contributivo 2018 assunzione giovaniDa gennaio 2018  assumere o confermare giovani porta benefici contributivi ai datori di lavoro privati.

Leggi Circolare Fondazione Studi Agevolazioni_assunzioni Legge Bilancio sull’argomento

Con la legge di bilancio 2018, infatti, è stato introdotto l’esonero dal versamento del 50% dei contributi a carico del datore (premi INAIL esclusi) per 36 mesi, se l’assunzione (per il 2018) riguarda un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a tutele crescenti di soggetti under 35 anni che non siano mai stati occupati prima a tempo indeterminato. Il limite massimo d’importo dell’esonero è pari a 3.000 euro su base annua.

Nelle ipotesi in cui il lavoratore, per la cui assunzione sia stato parzialmente fruito l’esonero, venga nuovamente assunto a tempo indeterminato da altri datori privati, il beneficio è riconosciuto agli stessi per il periodo residuo utile alla piena fruizione, indipendentemente dall’età del lavoratore alla data delle nuove assunzioni.

Occorrerà quindi, accertare tale situazione prima di assumere i giovani con i requisiti.L’esonero contributivo spetta ai datori di lavoro che, nei 6 mesi precedenti l’assunzione, non abbiano proceduto a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo, o a licenziamenti collettivi, nella medesima unità produttiva.

Inoltre, sarà necessario rispettare tutte le vecchie regole che limitano il campo degli esoneri ai datori privi di Durc, o che non abbiano rispettato il diritto di precedenza, ecc.

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo del lavoratore assunto o di un lavoratore impiegato nella medesima unità produttiva e inquadrato con la medesima qualifica del lavoratore assunto con l’esonero, effettuato nei 6 mesi successivi a tale assunzione, comporta la revoca dell’esonero e il recupero del beneficio già fruito.

L’eventuale revoca non ha effetti (nel computo del periodo residuo) nei confronti degli altri datori privati che assumono il lavoratore.L’esonero si applica anche nei casi di prosecuzione (dopo il 31.12.17) di un apprendistato terminato, se il lavoratore non ha compiuto 35 anni (per il 2018) alla data della prosecuzione ed è applicabile dopo la scadenza del beneficio contributivo già previsto per l’anno successivo al  conseguimento.L’esonero si applica anche nei casi di conversione, dopo il 31.12.17, di un contratto a termine in uno a tempo indeterminato (fermo il requisito anagrafico alla data della conversione). L’esonero non si applica, invece, ai rapporti di lavoro domestico e ai rapporti di apprendistato e non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni.

Tutte le info presso il ns. Studio.

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Buste paga, stop al pagamento in contanti degli stipendi da luglio 2018

 

Buste paga, stop al pagamento in contanti degli stipendi da luglio 2018

La Legge di Bilancio 2018 ha stabilito che dal 1° luglio 2018 non sarà più possibile per i datori di lavoro il pagamento in contanti degli stipendi. La nuova norma servirà a combattere forme elusive dei rapporti di lavoro. Vediamo cosa prevede e a chi si applica la norma e le sanzioni previste per i trasgressori.

 

A partire dal 1° luglio 2018 non sarà più possibile per i datori di lavoro il pagamento in contanti degli stipendi. E’ quanto stabilito dalla Legge di Bilancio 2018. Come anticipato in un articolo di fine novembre la nuova norma sulle buste paga tracciabili servirà a combattere il cosiddetto lavoro grigio. Si tratta di un comportamento fraudolento di alcune aziende che pagano lo stipendio in contanti ai lavoratori corrispondendo loro una somma più bassa del netto in busta paga.

Nella Legge di Bilancio viene stabilito che dal 1° luglio 2018 datori di lavoro e committenti potranno pagare le retribuzioni, nonché gli anticipi di retribuzione, solo attraverso mezzi di pagamenti tracciabili. Vediamo in breve cosa dice la norma in attesa di una prossima circolare applicativa.

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Le prestazioni occasionali nelle società sportive

società sportive

Sotto l’albero di Natale, per effetto di un emendamento introdotto nella legge di Bilancio 2018, approvata, in via definitiva, il 23 dicembre u.s., le società sportive hanno trovato, come regalo, la soluzione ad un problema che l’abrogazione dei voucher aveva evidenziato con una certa rilevanza: mi riferisco al lavoro discontinuo degli steward negli stadi di calcio che, nella gran parte dei casi, era remunerato attraverso i c.d. “buoni lavoro”, sia direttamente che attraverso forme di appalto, cosa consentita, anche con l’utilizzazione dei voucher, dal DM. del Ministro dell’Interno dell’8 agosto 2007, modificato nel corso del 2010. Del resto, se si prendono in esame i datori di lavoro che, a vario titolo, hanno, negli anni passati, fatto ricorso agli stessi, si può ben verificare come ai primi posti della classifica si trovino sia società fornitrici di steward che società di calcio di primissima fascia.

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INL: Autorizzazione in tempi rapidi per impianti di impianti di allarme o antifurto dotati di videocamere o fotocamere.

inl

L’Ispettorato nazionale del lavoro (INL) fornisce indicazioni operative agli uffici per velocizzare le pratiche di autorizzazione ad installare “impianti di allarme o antifurto dotati di videocamere o fotocamere da parte di imprese” ai sensi dell’art. 4 della legge n. 300/1970.

Il testo della nota

Pervengono a questo Ispettorato numerose istanze da parte di imprese che intendono procedere all’installazione di impianti di allarme o antifurto dotati anche di videocamere o fotocamere che si attivano, automaticamente, in caso di intrusione da parte di terzi all’interno dei luoghi di lavoro.

L’installazione di tali impianti, finalizzati alla tutela del patrimonio aziendale, prevedendo comunque la presenza di videocamere o fotocamere, rappresenta una fattispecie rientrante nell’ambito di applicazione dell’art. 4 della legge n. 300/1970 ed è soggetta pertanto alla preventiva procedura di accordo con RSA o RSU ovvero all’autorizzazione da parte dell’Ispettorato del Lavoro.

Al fine di uniformare l’operatività degli Uffici Territoriali, si ritiene però opportuno fornire le seguenti indicazioni operative finalizzate a rendere più celeri le procedure autorizzative connesse a tali particolari impianti.

In primo luogo si ritiene che questi ultimi, essendo evidentemente finalizzati alla tutela del patrimonio aziendale, trovano la loro legittimazione nella previsione di cui al primo comma del citato art. 4.

Quanto alle modalità operative va tenuto presente che, qualora le videocamere o fotocamere si attivino esclusivamente con l’impianto di allarme inserito, non sussiste alcuna possibilità di controllo “preterintenzionale” sul personale e pertanto non vi sono motivi ostativi al rilascio del provvedimento.

Conseguentemente, in relazione alla evidente esigenza di celerità nell’attivazione dei predetti impianti, si invitano codesti Uffici a rilasciare il provvedimento autorizzativo in tempi assolutamente rapidi stante l’inesistenza di qualunque valutazione istruttoria.

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APPRENDISTATO PROFESSIONALIZZANTE PER BENEFICIARI MOBILITÀ O DISOCCUPAZIONE SENZA FORMAZIONE

Formazione non necessaria per apprendistato professionalizzante con lavoratori in mobilità o percettori di disoccupazione, nel caso di competenze già acquisite.

Il Ministero del lavoro risponde ai Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro con interpello n.5/17.

L’istanza di interpello del CDL riguardava l’obbligo di erogazione della formazione di base e trasversale anche laddove il datore di lavoro proceda all’assunzione di soggetti di età maggiore di 29 anni che, a seguito di pregresse esperienze lavorative, abbiano già avuto modo di acquisire la  formazione, ovvero nelle ipotesi di assunzione di lavoratori che abbiano già seguito percorsi formativi nell’ambito di un precedente contratto di apprendistato professionalizzante.

In proposito, il ministero del lavoro ricorda che le Linee Guida per la disciplina del contratto di apprendistato professionalizzante (adottate dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano in data 20 febbraio 2014) hanno specificato che la formazione di base e trasversale deve indicativamente avere come oggetto una serie di competenze di carattere “generale”che prescindono dalla specificità delle mansioni svolte. In particolare, le Linee Guida richiamano, indicativamente, nozioni riguardanti l’adozione di comportamenti sicuri, l’organizzazione e la qualità aziendale, la capacità relazionale e comunicazionale, le competenze digitali, sociali e civiche, nonché alcuni elementi di base della professione.

Alla luce di tale documento, quindi, il ministero ritiene che tale formazione, proprio in ragione dei suoi contenuti, risulti ultronea (*) per quei soggetti che abbiano già acquisito le citate nozioni di base in ragione di pregresse esperienze lavorative.

 

(*)  Ultronea
      Nel linguaggio giuridico, eccessiva, eccedente, che va oltre i limiti di quanto è necessario o richiesto.

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MONITORAGGIO DELLE FERIE GODUTE PRIMA DI FINE ANNO

Godere di un periodo annuale di ferie costituisce un diritto irrinunciabile, in quanto finalizzato al recupero delle energie psico-fisiche del lavoratore. Forniamo un riepilogo delle norme in occasione della fine dell’anno civile.

Il datore di lavoro ha l’obbligo di concedere e far godere almeno due settimane di ferie entro l’anno solare di maturazione. Nell’ipotesi di lavoratore assunto in corso d’anno va preso in esame l’anno effettivo di maturazione delle ferie, in relazione alla data di assunzione, e non l’anno solare. Le due settimane devono essere fruite consecutivamente, qualora il lavoratore ne faccia espressamente richiesta. Il datore di lavoro è tenuto a soddisfare tale richiesta, seppur compatibilmente con le esigenze dell’attività d’impresa. Il datore, inoltre, ha l’obbligo di concedere e far godere nei 18 mesi successivi al termine dell’anno di maturazione le restanti due settimane di ferie.

La contrattazione collettiva può: aumentare il periodo di ferie previsto dalla legge ma non ridurlo; prevedere la possibilità di ridurre il limite delle 2 settimane, per esigenze eccezionali di servizio o aziendali; prolungare il tetto massimo di 18 mesi per la fruizione delle settimane di ferie residue.

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COME CREARE NUOVA OCCUPAZIONE Tirocini: I Consulenti del Lavoro hanno creato 30.000 posti di lavoro

 Lo STUDIO ASSENTI è delegato dalla Fondazione ad operare ed attivare tirocini in tutte le province d’Italia in quattro giorni lavorativi. 

 

Il Lavoro per noi è una cosa importante è libertà, indipendenza, vita.

Contattaci per attivare un tirocinio presso la tua azienda.

Servizio clienti:
0735-595006 0735-593300

Un tirocinio formativo su due, attivato dai Consulenti del Lavoro tramite la propria Fondazione Consulenti per il lavoro, si trasforma in un rapporto di lavoro vero e proprio entro tre mesi. Il tasso d’inserimento lavorativo complessivo risulta del 48,8%. È quanto emerge dal rapporto dell’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro intitolato: “I tirocini di Fondazione Lavoro e l’inserimento occupazionale”, presentato in occasione dell’ottava edizione del Festival del Lavoro.tirocini

Più di un terzo dei tirocini conclusi (il 34,4%), inoltre, si trasforma in un rapporto di lavoro presso lo stesso datore che ha ospitato il tirocinante. Tra i soggetti autorizzati

dal Ministero del Lavoro, la Fondazione Consulenti per il Lavoro è al primo posto in classifica per il numero di attivazioni: oltre 60 mila (nel 2013 quasi 10 mila, nel 2016 oltre 22 mila).

Se si confronta poi il tasso d’inserimento dei tirocini promossi dai delegati della Fondazione Consulenti per il Lavoro, rispetto ai risultati dei tirocini di Garanzia Giovani, la migliore performance è della Fondazione. Infatti, un tirocinante della Fondazione, già dopo un mese trova occupazione nel 43,1% dei casi (+11,8% rispetto a Garanzia Giovani). Dopo tre mesi il tasso di ricollocazione raggiunge il 52,2% (+15,2%) e dopo sei mesi tocca il 60% (+19,1%).

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Il Quadro normativo del Fondo di Integrazione Salariale – FIS. La circolare INPS 130 del 13 settembre 2017

Risultati immagini per fis inpsIn riferimento al Fondo di Integrazione Salariale (c.d. FIS) istituito presso l’INPS, con la Circolare n. 130 del 15 settembre 2017 l’Istituto illustra i criteri per l’esame delle domande di accesso alle prestazioni garantite dal Fondo stesso, ovvero l’Assegno di Solidarietà e l’Assegno Ordinario.

 

Il Quadro normativo del Fondo di Integrazione Salariale – FIS

Con Decreto Interministeriale n. 94343 del 3 febbraio 2016, pubblicato in G.U. n. 74 del 30/03/2016, ed entrato in vigore il 14/04/2016, il Fondo di solidarietà residuale è stato adeguato, a decorrere dal 1° gennaio 2016, alle disposizioni del D. Lgs n. 148/2015 e ha assunto la denominazione di Fondo di integrazione salariale (d’ora in avanti FIS).

Con circolare n. 22/2016 e con messaggio n. 1986/2016 sono state fornite le prime indicazioni in merito all’operatività del FIS in attesa del completamento dell’iter amministrativo relativo all’adozione del Decreto Interministeriale di adeguamento di cui all’articolo 28, comma 4, del D. Lgs n. 148/2015 nonché le modalità di presentazione delle istanze di accesso alle prestazioni garantite dal Fondo.

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